Le università italiane sono sempre più “Open Source”!

La crisi delle Università Italiane è ormai cosa nota a tutti: due università in rosso (quella di Siena e la Federico II di Napoli) e altre sei in grave difficoltà (Bari, Cassino, Firenze, l’Orientale di Napoli, Pisa e Trieste).

Vista la gravissima situazione finanziaria in cui versano i nostri Atenei è indispensabile attivare procedure volte all’eliminazione delle spese superflue: una di queste è sicuramente l’acquisizione delle licenze software, un ambito in cui le nostre università stanno iniziando ad intervenire in modo deciso.

Proprio uno dei due Atenei in rosso ha avviato da almeno un anno e mezzo un progetto denominato GNUnisi per l’adozione e diffusione di software libero nell’Università degli Studi di Siena, la cui prima fase si è conclusa ieri e che ha consentito di migrare a software libero oltre un quarto dell’intera struttura.

Interessanti le motivazioni e gli scopi dichiarati del progetto: in primo luogo i già citati risparmi economici, ma anche motivi di natura normativa (con riferimento in particolare alla direttiva “Stanca” del dicembre 2003 e al D. Lgs.vo 82/2005 detto “Codice dell’amministrazione digitale”), tecnica (il software libero, infatti, dà la possibilità di intervenire direttamente nel codice, di modificarlo e di integrarlo e di plasmarlo sulle proprie esigenze) ed etica (l’adozione di tale tipologia di software è maggiormente in sintonia con i fini didattico-scientifici che animano una Università, basati sullo scambio e la circolazione di idee e sulla diffusione dei risultati derivanti dalle ricerche).

Ma l’Università di Siena non si è limitata alla semplice adozione del software libero: ha creato, infatti, una propria distribuzione di Ubuntu (GNUnisi, appunto) personalizzata con alcuni pacchetti che facilitano il lavoro dei referenti o che comunque si rivelano utili a chi lavora in ambito accademico.

Sulla scia dell’esperienza senese altri Atenei hanno avviato o stanno pensando di avviare la loro migrazione verso il completo utilizzo di software libero: è il caso, ad esempio, dell’Università di Verona.

Altre Università hanno già avviato da tempo l’installazione di sistemi operativi OS in dual boot con i già presenti Windows (e pare che gli studenti utilizzino prevalentemente i primi).

È notizia di ieri, infine, che da settembre l’Edisu Piemonte (l’Ente per il Diritto allo Studio Universitario) adotterà in tutti i computer presenti nelle proprie aule studio e residenze universitarie sistemi operativi open source.

Se conoscete altri Atenei che hanno già fatto il grande passo, segnalateli nei commenti.

Lascia un Commento

ATTENZIONE: I commenti sono moderati. Gli autori si riservano il diritto di non pubblicare eventuali commenti ritenuti offensivi o fuori argomento. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi agli autori, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima. Per maggiori informazioni leggi la pagina Policy.