Rapari (Assintel): “Sentenza Google forte campanello d’allarme”
26 febbraio 2010 | Pubblicato in Various
Mercoledì 24/02/2010 è una data che rimarrà nella storia per una sentenza che fa discutere.
Il giudice monocratico della quarta sezione penale, Oscar Magi, ha condannato tre dirigenti di Google a 6 mesi, con la sospensione condizionale della pena, per violazione delle privacy.
Motivo della condanna: non aver cancellato in tempo da Google Video un filmato che mostrava un ragazzino disabile insultato e picchiato da alcuni compagni di scuola di un istituto tecnico di Torino.
Che quel filmato fosse scandaloso e che chi lo ha realizzato andasse punito (i quattro studenti sono stati condannati nel dicembre 2007 a 10 mesi di messa alla prova dal Tribunale dei minorenni di Torino) è cosa certa.
Che andasse punita anche Google per la sua responsabilità in quanto provider che ospitava il filmato è alquanto discutibile.
La pensa così anche Giorgio Rapari Presidente di Assintel, l’Associazione nazionale delle imprese ICT di Confcommercio, che ha dichiarato:
“La sentenza è un forte campanello d’allarme perché si inserisce in un trend in cui la politica e gli apparati giudiziari cercano di ricondurre la “novità” del Web dentro la cornice normativa esistente, senza averne compreso la natura.
Proposte come quella della Carlucci o il decreto Romani erodono il principio di libertà del web attraverso un controllo sui fornitori di servizi e tecnologie ICT, legandoli ad obblighi coercitivi o di controllo preventivo.
Le regole che già esistono permettono di sanzionare eventuali offese alla libertà individuale su internet, altra cosa è prevedere un controllo a monte dell’informazione da parte della piattaforma stessa, tentando di vincolare gli operatori tecnologici a controllare quanto i singoli pubblicano: questa comunque la si voglia chiamare, sarebbe censura”.
Come non essere d’accordo?
Su Google Video (o su YouTube) ogni giorno vengono caricati milioni di video. Sarebbe impossibile visionarli tutti preventivamente. E, soprattutto, non sarebbe giusto!
Gli utenti caricando materiale sul web accettano di assumersi la responsabilità di quel materiale e questo deve bastare.
Altrimenti dovrebbero essere condannati anche i dirigenti delle case automobilistiche nel caso un uomo dovesse essere sorpreso a guidare in stato di ebbrezza un’auto della loro azienda! O dovrebbero essere condannate le Poste Italiane nel caso di invio da parte di qualcuno di lettere minatorie!
Google offre un servizio. Punto e basta.
Perché bisogna punire chi offre un servizio e non solo chi viola la legge?


non è la pubblicazione del video su Youtube , fatta dai ragazzini autori della violenza per vantarsi della bravata, ad aver creato lo scandalo, ma il fatto che tale pubblicazione sia stata data come notizia dai giornali. tra la pubblicazione e la sua rimozione è passato oltre un mese. Nel frattempo migliaia di persone hanno visto beatamente quel filmato come se fosse una fiction e non un episodio reale e se ne sono fregati di denunciare il fatto.
Quindi pensiamoci prima di attribuire a Youtube meriti che non ha. Tanto più che mi auguro non si voglia lanciare l0idea che Youtube possa surrogare la mancata presenza degli insegnanti nell’aula al mo,mento dell’aggressione
a chi si straccia le vesti contro la condanna ricordo che prima di dire che una sentenza è assurda bisognerebbe almeno attendere che siano rese note le motivazioni della sentenza altrimenti più che un giudizio si esprime un pregiudizio
La condanna di Google per violazione della privacy: i limiti della libertà sul web ( e non solo)
@sgrz: innanzitutto grazie per il commento.
Concordo con te su tutto… La “tutela” nel web dovrebbe essere affidata alla coscienza degli stessi utenti. Personalmente, quando vedo un video su YouTube che credo violi le norme lo segnalo immediatamente in modo da permettere agli amministratori di valutarlo e (eventualmente) rimuoverlo.
Ma il problema vero, come dici tu, è l’esistenza di certi episodi nella “vita reale”, non solo (e non tanto) la loro propagazione sul web… Su questo bisognerebbe riflettere, piuttosto che far partire la “caccia alle streghe” contro Google & Co.
Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo “Vox Populi: Google”
http://www.uniroma.tv/?id_video=15091
@Uniroma.tv: grazie per il contributo!