Open Source e PA: che risponderà Brunetta?
23 febbraio 2010 | Pubblicato in Open Source
Il deputato del Popolo delle Libertà Rocco Girlanda il 16 febbraio ha presentato un’interrogazione alla Camera dei Deputati che si propone di fare il punto sulle soluzioni software scelte dalla Pubblica Amministrazione.
Ciò che il deputato Girlanda (e in verità anche noi) vuole scoprire è se la Pubblica Amministrazione stia vagliando o meno le potenzialità delle soluzioni software open source.
“Il Ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione ha sempre avuto tra i suoi obiettivi l’aumento dell’efficienza della pubblica amministrazione e dell’aumento della fruibilità da parte degli utenti; questo presupposto passa attraverso la funzionalità dei sistemi informatici e digitali con i quali la pubblica amministrazione si trova ad operare.
Per raggiungere questi obiettivi è necessario valutare l’opportunità di adottare nella pubblica amministrazione software rispondenti ai principi di funzionalità, sicurezza, alleggerimento dei sistemi informatici, resistenza agli attacchi virali e cibernetici, riduzione della spesa per il costo delle licenze“.
A supporto delle sue affermazioni Girlanda porta esempi nazionali ed internazionali:
[...] diversi Governi nazionali di Paesi membri della Comunità europea stanno progressivamente migrando verso sistemi e programmi open source, tra cui spiccano i casi della Svizzera (9.000 computer nelle scuole dal settembre 2008 e tutti i server governativi entro il 2010), della Danimarca (diversi comuni dal febbraio 2002), della Germania e della Francia (Ministero degli esteri e parlamento dal novembre 2008), dell’Inghilterra o di altre istituzioni al loro interno.
[...] diverse istituzioni del nostro Paese hanno discusso e approvato la possibilità di migrare ad altro tipo di software salvo poi sperimentare e confermare questa linea di indirizzo, tra cui i comuni di Firenze (gennaio 2001), Lodi (marzo 2002), Roma (febbraio 2004), la provincia di Bolzano (prima nelle scuole e poi nella pubblica amministrazione, con un risparmio solo sulle licenze di oltre 1 milione di euro), decine di comuni in tutta la penisola nonché diverse regioni o enti come l’Istat.
Tra i vantaggi dell’utilizzo di tecnologia open source, nell’interrogazione si annoverano:
- il risparmio di soldi e di tempo
- la riduzione delle comunicazioni telefoniche
- l’innalzamento del livello di privacy
Che cosa risponderà il Ministro Brunetta?


risponderà che ha già ricevuto le lavagne interattive da M$ e non può farci nulla con l’open source è ovvio…….
andate a vedere cosa è successo al prof. Antonio Cantarodel Majorana di Gela e poi capirete
@nike: grazie per il commento.
Conosco il lavoro del Prof. Cantaro e devo dire che è apprezzabile. Se sempre più persone e aziende si muoveranno in quella direzione, non ci saranno risposte “comode” che tengano.